D. (L'iniziale del mio nome)


Desideria Mini

“Pro Choice, Pro Science”

Io parlo al Consiglio Generale ALC, Roma, 12 giugno 2018 Fine vita: Io parlo al telefono a Radio Radicale al gazebo, piazza Cesare Beccaria a Firenze, 21 aprile 2018


Io accuso l'Europa!

Un fantasma si aggira per l'Europa. È quello della Scienza agricola, vigliaccamente assassinata da un'oscurantista ideologia intrisa di naturalismo, superstizione e luddismo.

Transgenesi e genome editing sono due tecnologie complementari ed entrambe importanti ma diverse. Semplificando molto, con la transgenesi, inserendo nuovi geni nel genoma di un organismo, possono anche essere conferite allo stesso nuove caratteristiche utili non sempre ottenibili con il genome editing mentre questo permette di modificare più facilmente e più rapidamente quelle che l'organismo ha già intervenendo in modo molto preciso su geni e sequenze regolatorie in esso presenti.

Nell'Unione Europea (ad eccezione del mais MON810 in Spagna e Portogallo) è illegale coltivare sia le varietà di piante transgeniche che quelle ottenute con le NBT, le new breading techniques, fra le quali la più promettente è probabilmente il genome editing. Anche quando utili, anche quando ne è dimostrata la sicurezza per l'Uomo, gli animali e l'ambiente, anche quando sono di qualità uguale o superiore alle loro controparti convenzionali, anche quando sarebbero vantaggiose per agricoltori e consumatori, anche quando più sicure per tutti. Sia quando prodotte da aziende private che da enti ed università pubbliche.

Eppure in Europa avremmo un gran bisogno delle piante geneticamente migliorate con tecniche di ingegneria genetica. La nostra agricoltura è sempre più arretrata rispetto al resto del mondo, rispetto al quale perdiamo competitività e da cui diventiamo sempre più dipendenti. Ad eccezione della Spagna e del Portogallo tutti gli altri paesi europei hanno proibito o comunque rinunciato alla coltivazione dell'unica varietà di pianta geneticamente modificata autorizzata in Europa per la coltivazione, il mais MON810 resistente all'insetto piralide, auto-costringendosi ad importare sempre più le derrate di mais e ad impiegare grandi quantità di insetticidi. Difatti l'attacco al mais convenzionale da parte della piralide non solo ne devasta il raccolto, riducendo la resa, ma permette anche la proliferazione di funghi microscopici che producono micotossine neurotossiche per il feto, causando la spina bifida, e cancerogene per l'Uomo e gli animali. Nella sfortuna della sua fortuna il buon mais MON810, approvato nell'Unione per la coltivazione la prima volta nel 2003, è vituperato anche per essere stato prodotto dalla multinazionale Monsanto, che peraltro non esiste più dal 2018, quando fu acquistata dalla Bayer. Nessun altra pianta geneticamente migliorata è mai stata più autorizzata alla coltivazione nell'Unione Europea perché i paesi con governi contrari applicano prevaricatoriamente un diritto di veto nei confronti dei paesi favorevoli, impedendo anche a questi di coltivarli. Eppure non solo la coltivazione delle grandi commodities potrebbe giovarne ma anche e soprattutto quella delle coltivazioni tipiche e di nicchia. Mentre in molti paesi europei la ricerca è consentita, seppur fortemente osteggiata, in Italia è stato anche vietato agli scienziati di testare in campo aperto le nuove varietà di piante ottenute con tecniche di ingegneria genetica. Le sperimentazioni transgeniche avviate in campo aperto sia da aziende private italiane che da enti e università pubblici sono state interrotte per legge, anche quelle su piante per prodotti tipici o di nicchia. Tristissima soprattutto la vicenda dell'Università della Tuscia di Viterbo dove, sotto la guida del Professor Eddo Rugini, erano sperimentate in campo aperto actinidia (kiwi), olivo, ciliegio e fragole transgenici che stavano dando ottimi risultati: resistenza a siccità, freddo e funghi, riduzione della taglia della pianta e frutti più grandi per l'actinidia; resistenza a siccità, salinità, freddo e malattie e riduzione della taglia della pianta per l'ulivo; riduzione della taglia per il ciliegio, resistenza ai funghi e coltura biennale per la fragola. Inoltre con un peptide di nome osmotina kiwi, olive e fragole avrebbero anche protetto la salute dei consumatori, essendo l'osmotina sia dotata di proprietà antiinfiammatorie, antifungine, antidolorifiche e anticancro che capace di contrastare diabete, aterosclerosi e malattie neurodegenerative quali Parkinson e Alzheimer.  Nel giugno del 2012 le sperimentazioni del Professor Rugini sono state tutte distrutte per ordine del governo italiano, facendo anche perdere più di 10 anni anni di lavoro sulle tre piante arboree. Senza alcuna motivazione, ma solo per guadagnare consenso elettorale a breve termine in un'opinione pubblica spaventata dalla propaganda ideologica degli integralisti ambientalisti, alle cui false affermazioni, ripetute come un mantra dai mass media senza controllarne la veridicità, non è stata data l'opportunità di rispondere agli scienziati. E così di tutte le scoperte italiane e anche europee sulla transgenesi se ne sono andate via e adesso ne giovano soltanto i paesi esterni all'Unione, quali gli Stati Uniti d'America, ma non certo per colpa loro. In questo modo, alla fine, l'Unione Europea e soprattutto l'Italia, per loro decisione, hanno perso le opportunità della transgenesi e, adesso, stanno fortemente rischiando di perdere anche quelle offerte dalle NBT, genome editing compreso, perché neanche queste possono essere sperimentate in campo aperto o coltivate a scopo commerciale. Per esempio le varietà di riso italiano geneticamente editate capaci di fiorire prima o resistenti alla malattia del brusone, attualmente contenibile solo con fitofarmaci pericolosi per l'ambiente, sviluppate dalla Dottoressa Vittoria Brambilla all'Università degli Studi di Milano rischiano di rimaner confinate al laboratorio.

Gli integralisti ambientalisti sostengono la pericolosità sia della transgenesi che delle NBT, ma mentono. Nel mondo in ~40 anni di studi e ~30 di coltivazione commerciale di piante transgeniche non è mai stato individuato o riscontrato nessun effetto avverso causato dalle stesse, né oggi vi sono argomenti scientifici in supporto della pericolosità delle NBT. Eppure tali fanatici poco o nulla hanno da dire al riguardo delle piante modificate con radiazioni o sostanze chimiche mutagene. Queste sì che causano alterazioni genetiche e cromosomiche sconosciute e dagli effetti imprevedibili. Le tecniche di ingegneria genetica, invece, permettono di operare cambiamenti noti nel genoma degli organismi e, anche quando avviene l'imprevisto, questo può essere subito scoperto sequenziandone il genoma, anche per i cosiddetti off-target, o mutazioni fuori bersaglio, del genome editing. La comunità scientifica ritiene, in ogni modo, che un prodotto va valutato per le sue caratteristiche, e non per il metodo di ottenimento. Ma mentre le piante mutate con radiazioni e sostanze chimiche sono sottoposte a pochissimi controlli o analisi gli organismi derivati da tecniche di ingegneria genetica subiscono, per legge, numerosissimi controlli ed analisi esorbitanti e rigorosissimi. Una parte dei quali, per la verità, hanno più lo scopo subdolo e non dichiarato di ostacolare lo sviluppo delle nuove varietà, facendone lievitare i costi, più che garantirne la sicurezza.

Premesso e ricordato che non tutto ciò che è naturale è buono e non tutto ciò che è artificiale è cattivo il genome editing, comunque, permette di ottenere mutazioni indistinguibili da quelle naturali. Eppure gli integralisti ambientalisti sono contrari anche a questa possibilità. Dunque non è, forse, neanche un idea di naturalità ma bensì di puro odio per la Scienza e le sue applicazioni. Come dimostra anche il diffondersi, specialmente in Italia, della cosiddetta agricoltura biodinamica, coacervo di dottrine filosofiche e pratiche magiche, ovviamente prive di qualsivoglia base scientifica.

Ma l'Unione Europea e i suoi stati membri hanno anche una grave responsabilità non solo verso i loro stessi cittadini ma anche nei confronti dei paesi di sviluppo, a cui minaccia di non comprarne i prodotti agricoli se decidessero di coltivare varietà ottenute con l'ingegneria genetica utili per la loro agricoltura. Il golden rice è un riso  transgenico arricchito di β-carotene, il principale precursore della vitamina A, che potrebbe salvare vita e la vista di milioni di persone, soprattutto bambini, in paesi in via di sviluppo. Nell'agosto del 2013 un gruppo di squadristi, pagati con finanziamenti provenienti, seppur indirettamente, dallo Stato Svedese, ha devastato alcune coltivazioni sperimentali di golden rice nelle Filippine. L'Europa non si sta, dunque, rendendo responsabile o complice di un crimine contro l'Umanità?

Il Comitato per i diritti economici, sociali e culturali dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, basandosi sull'articolo 15 del relativo patto, articolo che enuncia il Diritto umano alla Scienza, nel Commento generale sulla Scienza, emesso nel febbraio del 2020, pur non parlando di organismi geneticamente migliorati, ha stabilito che gli agricoltori debbono essere liberi di coltivare le piante che ritengono più opportune: "...peasants and other people working in rural areas have the right to determine their own food and agriculture systems, ... Thus, the right to participate in and to enjoy the benefits of scientific progress and its applications in agriculture should preserve, not violate, the right of peasants and other people working in rural areas to choose which technologies suit them best." Ciò dovrebbe valere anche per la scelta, oggi impedita, di coltivare piante geneticamente migliorate con tecniche di ingegneria genetica. Altrimenti, se non c'è scelta, non c'è libertà. Il patto è stato ratificato da tutti gli Stati dell'Unione Europea, Italia compresa, ma a quanto pare non è rispettato... Quanto ancora si dovrà attendere per capire che la Scienza, anche in agricoltura, è un diritto dell'Uomo che non può essere sacrificato sull'altare dell'ideologia?