D. (L'iniziale del mio nome)


Desideria Mini

“Pro Choice, Pro Science”

Io parlo al Consiglio Generale ALC, Roma, 12 giugno 2018 Fine vita: Io parlo al telefono a Radio Radicale al gazebo, piazza Cesare Beccaria a Firenze, 21 aprile 2018


L’identità di genere

Nessuno si alza una mattina e decide lì per lì a quale genere appartenere, magari per fare un gioco strano o stravolgere la società. Ciò è proprio quello che dovrebbe affermare la cosiddetta “Teoria Gender”, inventata proprio da chi vuole mettere in cattiva luce le persone trans. La verità è un'altra ed è di seguito esposta.

Definendo con “identità di genere” come quella parte del proprio sé che risponde alla domanda chi ti senti e chi desideri essere dal punto di vista del genere sessuale la  questione del vissuto di chi ha un'identità di genere non congruente con il sesso biologico è un problema reale. Lo posso affermare con certezza perché l'ho vissuto in prima persona e pertanto posso parlare dell'argomento anche raccontando la mia esperienza diretta. Ci sono persone (come me) che sentono di appartenere al genere opposto a quello assegnato loro alla nascita in corrispondenza del sesso biologico con cui sono nate.  La condizione di una persona che ha una forte e persistente identificazione nel genere opposto a quello assegnato alla nascita è detta disforia di genere (DIG). La DIG di per sé causa molta sofferenza e cercare di reprimerla, per esempio cercando di non pensarci (come ho fatto all'inizio), porta solo a un ulteriore sofferenza. I percorsi a cui vanno incontro le persone trans sono molteplici.  

Molte persone trans (ma non tutte) spesso soffrono terribilmente per i genitali con cui sono nate e desiderano, invece, avere i genitali del sesso opposto e quindi sottoporsi ad interventi di riattribuzione chirurgica del sesso (RCS). (Tali interventi sono effettuati in età adulta.)

Io mi sono operata per eliminare i genitali maschili ed averli femminili, cosa che avrei fatto subito, se avessi potuto. Questo proprio perché detestavo avere i genitali maschili in quanto non li sentivo miei, mi infastidivano e mi facevano schifo, inoltre volevo avere la vagina. Le persone trans che come me si sono sottoposte o vogliono sottoporsi ad un intervento di l'adeguamento dei genitali si dicono transessuali.

Chiaramente non c'è solo chi transiziona da maschio a femmina, esiste anche la casistica opposta da femmina a maschio ed il relativo intervento.

In ogni caso, in entrambi gli interventi, la motivazione che porta a chiedere di sottoporsi all'RCS è sempre da una parte un sentimento interiore di non accettazione dei genitali di nascita in quanto non percepiti e non riconosciuti come propri ed anzi causa di una forte e costante sensazione di disgusto e fastidio, e dall'altra da un alto apprezzamento dell'idea di avere i genitali del sesso opposto nel proprio corpo.

Non tutte le persone trans, però, desiderano sottoporsi ad un intervento di RCS perché molte, invece, accettano i genitali con cui sono nate pur desiderando condurre una vita simile a quella che è generalmente e socialmente ritenuta essere quella del sesso opposto. Queste persone si dicono transgender. Queste definizioni comunque vanno prese con le pinze perché all'interno del movimento LGBT (Lesbiche, Gay, Bisex, Transgender e\o Transessuali) c'è chi annovera tutte le persone trans sotto l'ombrello di Transgender.

Noi persone trans in genere non amiamo vestire con “abiti del nostro sesso biologico”, di solito quello attribuitoci alla nascita, ma piuttosto con quelli del genere di cui sentiamo e desideriamo essere. Anche per me era ed è così: mi piaceva l'idea di indossare abiti femminili.  Con questi mi trovavo più a mio agio e generalmente non mi attraevano gli abiti maschili.

Personalmente guardando le ragazze desideravo essere una ragazza tra le ragazze, con un corpo da ragazza e vestita di abiti da ragazza.

Come le altre trans che transizionano da maschio a femmina io desideravo anche il seno oltre ai genitali femminili.

Generalmente la maggior parte delle persone trans effettua o desidererebbe effettuare una terapia ormonale per adattare il proprio corpo al sesso opposto. La terapia ormonale previene e\o riduce i caratteri sessuali secondari del sesso di partenza (biologico) e sviluppa e\o mantiene quelli secondari del sesso di arrivo. Per caratteri secondari si intendono barba, peluria, voce, mammelle, lineamenti del viso. Più tardi si inizia la terapia ormonale e più difficile diventa il cambiamento. Se si inizia in età adulta occorreranno anche dei trattamenti speciali non ormonali. Per esempio per la barba una volta sviluppata può essere eliminata (o meglio ridotta) solo con molte sedute laser. Per eliminare la voce maschile occorre effettuare almeno un intervento chirurgico alla laringe o alle corde vocali. (Ci sono varie tecniche e metodologie).

In alcuni paesi europei come la Francia, la Gran Bretagna, i Paesi Bassi e in certi casi in Germania, e negli Stati Uniti in generale ad adolescenti e ragazzi in età puberale che manifestano DIG è permesso assumere inibitori dello sviluppo sessuale che, fin che si assumono, impediscono o meglio ritardano la comparsa dei caratteri sessuali secondari. Quando il ragazzo o la ragazza sarà abbastanza grande, ad esempio sedicenne o maggiorenne (dipende dai paesi) se continuerà ad esprimere il desiderio di transizionare potrà iniziare la terapia ormonale altrimenti basterà interrompere l'assunzione di suddetti inibitori e lo sviluppo riprenderà senza problemi secondo il sesso biologico. In Italia, purtroppo l'utilizzo di suddetti inibitori non è consentito tranne in rarissimi e recenti casi e comunque effettuati solo in alcuni centri.

Purtroppo per molte persone trans è facile incontrare sedicenti professionisti che, anziché aiutare la persona ad iniziare e a percorrere la transizione, fanno perdere solo tempo prezioso e complicano le cose inutilmente. Alcuni per mero interesse personale rimandano sempre di più l'inizio del percorso o ne allungano i tempi in modo indefinito. Altri, sulla base di preconcetti, negano la condizione di transessualità e transgenderismo in generale o della persona stessa e, con l'intenzione di “curare” la sua condizione trans e di farla diventare non trans, cercano di cambiarla. A me purtroppo sono capitate entrambi questi tipi di falsi professionisti con il risultato che hanno solo prolungato ed aumentato la mia sofferenza facendomi perdere diversi anni. Naturalmente, poiché la condizione trans è uno dei tanti modi di essere di un individuo e non una malattia, non solo non è curabile ma, per lo stesso motivo, anche se attuare una tale conversione fosse possibile non sarebbe nemmeno giusto tentarla: si tratterebbe di modificare la mente di una persona.  In ogni caso, oltre a non essere una cosa fattibile, un tale approccio causa solo un'ulteriore ed enorme sofferenza alla persona trans perché questa sente e desidera intraprendere il percorso, non reprimersi. Un tempo si cercavano solo di “curare”, inutilmente, innefficacemente e “dannosamente” (causando solo dolore) le persone con DIG ritenendo la transessualità e il transgenderismo disordini mentali senza basi biologiche fino a che il Dr. Harry Benjamin (January 12, 1885 – August 24, 1986) decise di provare a cambiare radicalmente approccio ed ad assecondare la richiesta delle persone trans ed ebbe successo.  In sostanza è ormai dimostrato sia dai fatti del vissuto delle persone trans che da numerosissimi studi scientifici che ostacolare e cercare di convertire la persona trans ne acuisce e prolunga solo la sofferenza (ed inutilmente), mentre assecondare il suo sentire e il suo desiderio di cambiamento personale lasciandola libera di effettuare il suo personale percorso le porta solo benefici. Detto in soldoni: la persona trans dopo la transizione sta bene e può vivere una vita bellissima. Va chiarito comunque che il cambiamento di sesso non viene preso alla leggera neanche dagli specialisti più aperti mentalmente. La persona deve manifestare in modo continuato e stabile il proprio desiderio di effettuare la transizione, quale essa sia. Nel caso poi della richiesta di sottoporsi ad un intervento di RCS, poiché è irreversibile, occorre un'attenta valutazione per essere sicuri che il paziente dopo non se ne penta. Il percorso, quindi, è chiaramente difficile e irto di ostacoli ma, alla fine dello stesso, nella stragrande maggioranza dei casi,  la persona veramente trans sta molto meglio. (Io, per esempio, sto molto meglio.)

Le persone trans non sono pazze. Studi scientifici sul sistema nervoso centrale sembrano dimostrare che nel caso delle trans (MtF (male trans female, ciò da maschio a femmina) è più simile a quello del sesso femminile che a quello maschile. Viceversa per i trans FtM (female trans male, cioè da femmina a maschio).

Tutto ciò dimostra che identità di genere e sesso biologico non sono necessariamente legati fra di loro.

Le persone transessuali non sono pazze altrimenti fra di esse non potrebbero esseri scienziati: tra le persone trans di spicco che hanno dato contributi alla Scienza vanno ricordate Lynn Conway e Sophie Wilson, esperte di informatica che hanno dato un notevolissimo impulso allo sviluppo dei moderni computer.

La persona trans, comunque, chiede di poter vivere come un genere vivono le persone del sesso biologico opposto e, in una parte dei casi, di cambiare sesso fisicamente, ma non impone nulla a nessuno, non costringe le altre persone a cambiare sesso. Alla fin fine è una questione di liberà.

Purtroppo lo stigma sociale è molto alto e i gruppi e i politici integralisti non fanno altro che gettare fango su noi persone trans e inventarsi leggi per complicarci o renderci impossibile la vita. Un esempio emblematico è quello che sta accadendo negli Stati Uniti dove in molti stati governati dai Repubblicani sono state varate leggi per vietare alle persone trans di poter utilizzare il bagno pubblico del genere in cui si riconoscono e dove l'amministrazione Trump sta portando avanti una legge per permettere a medici, ospedali ed assicurazioni mediche di rifiutare alle persone trans i trattamenti ormonali e chirurgici necessari alla transizione (o di elevarne il costo a prezzi esorbitanti senza limiti) con la scusa della libertà di religione. Si tratta di una forma di persecuzione nei confronti delle persone trans che non ha altro scopo che soddisfare l'ideologia dei gruppi religiosi che supportano il Repubblicani e l'amministrazione Trump. Non esiste un valido motivo per impedire ad una persona trans di usufruire del bagno del genere corrispondente a quello in cui si riconosce né di impedirle di effettuare la transizione (ormonale e chirurgica). Le persone MtF non vogliono usufruire del bagno femminile per molestare persone del sesso biologico femminile ma perché si sentono (e desiderano essere) bambine, ragazze e donne. Il viceversa vale per le persone FtM. Le leggi sui bagni pubblici negli Stati Uniti stanno causando enormi problemi esistenziali alle giovani e ai giovani trans americani nel frequentare scuole e università. La libertà di credere in qualcosa di sovrannaturale non è messa in pericolo dalle persone trans e dalla loro transizione e comunque la libertà di ogni persona, anche quella religiosa, finisce dove inizia la libertà delle altre persone che hanno il diritto di autodeterminarsi secondo il loro proprio sentire e il loro desiderio di essere e di non vedersi discriminate o perseguitate né per tali motivi né per qualunque altro motivo. L'amministrazione Trump e i Repubblicani utilizzano la scusa della libertà di religione come un grimaldello per colpire le persone trans, la loro libertà e il loro diritto di autodeterminarsi. Tutto quello che sta avvenendo negli Stati Uniti acuirà solo la sofferenza delle persone trans statunitensi e ne devasterà l'esistenza. Questo è il vero obiettivo di Trump e dei Repubblicani. Le politiche antitrans in atto negli Stati Uniti sono veri e propri atti criminali di un disegno altrettanto criminale.