D. (L'iniziale del mio nome)


Desideria Mini

“Pro Choice, Pro Science”

Io parlo al Consiglio Generale ALC, Roma, 12 giugno 2018 Fine vita: Io parlo al telefono a Radio Radicale al gazebo, piazza Cesare Beccaria a Firenze, 21 aprile 2018


Alcune riflessioni sullo status dell'embrione e del feto umani

Affinché un essere sia dotato di coscienza deve essere provvisto di una mente e affinché sia una persona deve anche appartenere a una specie molto intelligente, come quella umana. Ne deriva che, se siamo in presenza di una persona, come minimo questa deve avere una mente. Niente mente niente persona. Ciò trova riscontro nel fatto che quando una persona perde irreversibilmente sia le funzioni corticali che quelle del tronco encefalico, cioè quando si parla di morte celebrale, quella persona è considerata legalmente morta. In tali condizioni l'attività elettrica dell'encefalo, che è morto, è nulla come evidenziato dall'elettroencefalogramma piatto. Se la vita di un individuo finisce quando cessa irreversibilmente di esistere l'attività elettrica del suo encefalo allora la vita di un individuo non può iniziare senza una minima attività elettrica di un minimo di encefalo. Questo, infatti, è la sede della coscienza, intesa come consapevolezza del proprio sé, e di tutte le altre nostre facoltà intellettive. Lì sta la mente. L'attività elettrica nel sistema nervoso dell'embrione compare alla 7° settimana di sviluppo. Anche a voler essere molto cauti va detto che il solco da cui deriva il tubo neurale, da cui si formerà il sistema nervoso centrale, compare solo al 15° giorno dopo la formazione dello zigote. E' evidente, allora, che c'è almeno un periodo iniziale di tempo in cui certamente l'embrione non è qualcuno ma qualcosa. Nei primi suoi stadi di sviluppo l'embrione non è un chi, non è un qualcuno, non è una persona, non è un individuo e non è un bambino. Rimango in dubbio se alla definizione di persona vada aggiunta l'autonomia biologica intesa come capacità di sopravvivenza senza il supporto vitale di un altro organismo. Mi riferisco al fatto che il feto è biologicamente dipendente dal corpo materno. In ogni caso, persona o persona potenziale che sia, il feto si trova all'interno della pancia della madre da cui è biologicamente dipendente e quindi è solo lei che può decidere se portare a termine la gravidanza o interromperla. I motivi per cui una donna può voler interrompere la gravidanza possono essere molteplici: stupro, pericolo di vita per la madre o malattia genetica o malformazione del feto, tutti, a mio avviso, legittimi. Chiaramente l'interruzione non può avvenire oltre un certo periodo di tempo perché quando il feto è in uno stadio avanzato di sviluppo può sopravvivere all'esterno del corpo materno ed è ormai molto simile a un neonato.

L'obiezione che lo sviluppo embrionale e fetale è un fenomeno continuo e che quindi bisogna assegnare all'embrione e al feto sempre lo stesso valore morale di un individuo non mi convince. La mia contro-obiezione è prettamente matematica. In matematica, infatti, la continuità ha un significato ben preciso, che non sto qui a riportare, ma che non vuol dire costante. Sebbene la funzione costante sia una funzione continua, una funzione continua non è detto che sia costante e quindi può assumere valore diverso in funzione della variabile indipendente. Preso il tempo trascorso dalla formazione dello zigote come variabile indipendente e il livello di sviluppo embrionale e fetale espresso quantitativamente come variabile dipendente osserviamo che il secondo aumenta nel tempo passando per tappe diverse e significative a cui è logico associare, con un'altra funzione, un diverso valore morale crescente ma non costante, almeno non costante su tutto il dominio della funzione.

Le mie idee sullo status etico dell'embrione e del feto non mi sembrano campate in aria. Naturalmente chiunque può avere un parere differente, anche su altre questioni, ma ciò che non è giusto è che qualcuno imponga il suo parere a chi la pensa diversamente da lui: nessuno ha il diritto di imporre le proprie idee o opinioni agli altri.